Editoriale Novembre

Ci risiamo. Vorrei scrivere di un’ Italia che dopo aver sofferto tanto in primavera, dopo aver fatto sacrifici enormi, riparte alla conquista dei mercati forte della sua unicità in fatto di moda creatività stile e invece, dopo un settembre pieno di speranze e un ottobre pieno di paura, il nostro paese ora si ritrova a combattere lo stesso nemico terribile, il covid 19, senza le armi adeguate, come se la pandemia di inizio anno non ci avesse insegnato niente, come se questa seconda ondata non fosse stata ampiamente prevista.
Vorrei parlare di moda, di Crida, dell’evoluzione del nostro brand, così giovane e quindi più fragile di fronte alla tempesta, ma non posso non pensare alle conseguenze che il nuovo DPCM avrà su tutta la filiera del settore con le chiusure dei negozi di abbigliamento (oltre che dei bar ristoranti palestre e centri estetici etc…).

Faccio l’imprenditrice da troppo poco tempo per permettermi di fare previsioni o dare consigli, ma ho sempre fatto la giornalista e le domande che mi faccio in questo in momento non trovano risposte. Prevenire non sarebbe stato meglio che curare?  Perchè non abbiamo imparato almeno a tracciare i contagi (cosa che fin dall’inizio è apparsa fondamentale per circoscrivere il virus)? Perché non c’è stato un approvvigionamento di vaccini influenzali sapendo quanto sarebbero stati preziosi in autunno? E i test rapidi? non pervenuti… Non sarebbe stato meglio intervenire subito nei centri più colpiti con misure severe e lasciare altre zone d’Italia libere di andare avanti? 
In tv e su giornali non si parla d’altro ormai da settimane ma come mai i numeri che vengono dati relativi a contagi, malati e pazienti in terapia intensiva cambiano a seconda della rete, del programma e della testata? Non si può dire che sia stato spiegato in maniera chiara quello che sta succedendo né che ci sia stato un piano, una strategia preventiva per affrontarlo al meglio. 
L’unica certezza al momento è questa: sarà un novembre difficile quello appena iniziato e dobbiamo affrontarlo con la responsabilità e la prudenza che le condizioni attuali ci impongono ma teniamoci stretto un briciolo di ottimismo, per poter sperare che dicembre e Natale ci regalino di nuovo la gioia di un abbraccio in famiglia, di una cena fuori, di un teatro aperto o di un negozio dove comprare qualcosa che ci faccia sentire speciali.

Noi ci crediamo, tanto che nella collezione Crida autunno inverno, oltre agli abiti di seta e di cashmere, abbiamo preparato una special edition del nostro modello Firenze da sera con un tessuto prezioso, leggerissimo, che risplende di luce e che sarà nei negozi per le feste. 
La moda, ricordatevelo bene, non è frivolezza, glamour e vanità, ma rappresenta una delle fette più importanti del prodotto interno lordo del nostro paese.
È una realtà e una ricchezza fondamentale dell’Italia con una filiera preziosa di aziende piccole medie e grandi che danno lavoro a migliaia di persone.
Pensate soltanto che tutti i brand più importanti del lusso, anche stranieri, vengono in Italia per realizzare i loro capi utilizzando l’abilità dei nostri sarti e artigiani che rappresentano l’eccellenza mondiale di questo settore. Magari sono professionalità che rimangono nascoste, di cui si sente parlare meno, ma la perfezione e il valore di un abito dipendono anche dal tipo di ricamo che viene fatto a mano, dall’orlo perfetto o dal bottone speciale che le aziende di Grumello (famose per questo comparto) riescono a creare dal materiale ricavato dalle reti dei pescatori.
Questa è la magia e l’incanto della moda che ci piace, quella geniale e sostenibile, che non danneggia l’ambiente e fa grande l’Italia nel mondo.

L’augurio è che ognuna di queste imprese possa tenere duro e continuare a produrre. Che i negozi di abbigliamento resistano a questo secondo urto e ricevano i giusti indennizzi. E che la moda Italiana, di cui noi rappresentiamo solo un piccolo ma orgoglioso luccichio, ricominci a brillare. 
Parola di CRIDA.

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