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Editoriale Aprile, Maggio

Come cambierà il mondo della moda?

Insieme al turismo e al commercio è il settore più colpito dalla crisi causata dal corona virus. Ed è certamente uno dei comparti più importanti della nostra economia, ma è anche quello che più di altri vive di corsa, con una tabella di marcia serratissima fra anticipazioni, collezioni, servizi fotografici, sfilate e produzioni. Queste settimane di lockdown, immobilità assoluta per tutte le attività della filiera tessile rischiano di essere per il business una condanna. Oppure un’ opportunità di cambiamento. L’ emergenza che ci ha travolto ha ribaltato non solo le nostre vite, ma anche le regole del mondo in cui viviamo , quelle della convivenza, dei mercati della scuola e del lavoro. E certamente la fase due che sta per iniziare modificherà anche la moda che finora ha vissuto di ritmi accelerati e consumo superveloce. Mi ha colpito molto l’ analisi fatta da Armani, che mai come ora si merita il titolo di re Giorgio: non possiamo più pensare solo al profitto, la moda deve rallentare se vuole ripartire. E tornare ad essere umana. Armani punta l’indice contro la superproduzione e il mancato allineamento tra clima e stagionalità commerciale: le collezioni estive a giugno sono già superate e nei negozi arriva l’invernale perché chi segue le tendenze  deve  essere sempre un passo avanti. La speranza, dice lo stilista, è invece di tornare a fare tutto come prima, rallentare e disegnare un orizzonte più vero in cui la creatività possa esprimersi meglio e non sia dominata dall’ansia dei profitti.
La parola chiave per far ripartire gli acquisti deve essere eleganza senza tempo, che non è solo un codice estetico ma a sua volta suggerisce un modo preciso di acquistare i vestiti  e cioè per farli durare. 

Ho trovato queste parole piene di coraggio e di saggezza, e mi sono ricordata quando un anno fa io e la mia socia Daniela iniziavamo ad  impostare le linee guida del nostro progetto CRIDA, partendo proprio dall’idea che i nostri abiti di seta dovevano essere timeless. 
Noi siamo una start up quindi un brand più vulnerabile di altri di fronte a questo terremoto economico, ma forse a salvarci saranno i valori che hanno ispirato la nostra collezione : qualità e bellezza. In un momento economico cosi difficile per tutti,  siamo convinte che anche nella moda le persone cercheranno  emozioni e contenuti non solo frivolezze e tendenze estreme. 
Crediamo che mai come ora si senta la necessità di abiti che possano durare nel tempo, che uniscano la qualità’ sartoriale della manifattura ad un costo accettabile. Questo fin dall’inizio è stato l’obiettivo di CRIDA: offrire alle donne stile ed eleganza tutta italiana, sostenibile per l’ambiente e senza tempo. Quindi grazie re Giorgio per averci fatto intravvedere uno spiraglio di luce.
Noi siamo pronte a ripartire, siamo di Bergamo, il che significa gente tosta che non si arrende alle prime difficoltà. E poi siamo una azienda femminile, nata dalla volontà di due amiche di realizzare a 50 anni un sogno che avevano nel cassetto, e questo sogno ce lo teniamo stretto, lo difenderemo con tutto il nostro impegno per farlo continuare a volare, insieme alla moda italiana che deve tornare ad essere grande nel mondo.
Comprare il made in Italy non è mai stato così bello e così giusto come oggi. E allora in bocca al lupo a tutte le aziende che stanno come noi scaldando i motori per ripartire,  agli show room, i laboratori, le sartorie e  i negozi che riapriranno con nuove regole di distanziamento, con le mascherine e il disinfettante alla cassa, ma con la stessa voglia di ribadire, se mai ce ne fosse bisogno, che lo stile  italiano è sempre unico e inimitabile. 

Cristina Parodi