Editoriale Dicembre

Sarà un Natale strano quello che ci aspetta. Oramai lo sappiamo. Ma io credo che qualcosa di positivo comunque ci sarà in queste feste che sicuramente non dimenticheremo. Intanto il fatto che il 2020 stia per finire è un sollievo per tutti, già mi immagino i testi dei messaggi che gireranno sui social la notte di Capodanno liberando la creatività più sfrenata e irriverente riguardo all’anno terribile che abbiamo passato. Dopo tanto dolore e paura forse riusciremo a tornare a sorridere (e meno male che questo ancora ci è consentito) ma bisognerà anche pensare a come affrontare l’anno nuovo per evitare di essere di nuovo travolti dalla micidiale e temutissima ondata di ritorno. Quindi: prudenza, rispetto per gli altri, protezione e un briciolo di ottimismo che non guasta. Chissà cosa penseremo tra dieci anni vedendo le foto del 2020 con i volti mascherati e il distanziamento che impedisce gli abbracci? “Maledetto 2020” o “fuck 2020”, per essere ancora più espliciti, diventerà un modo di dire che i nostri figli si porteranno dietro e racconteranno ai loro bambini…

Indosseremo gli abiti esagerati da sera il 31? Probabilmente no perché veglioni e cene affollate saranno ancora bandite per proteggere le nostra salute. Non ci saranno balli scatenati fino all’alba, paillettes e tacchi spillo, ma nulla ci vieta di accogliere il nuovo anno con sobrietà ma non privi di eleganza. Non è bello forse prepararsi con cura, scegliere un abito speciale, truccarsi con attenzione e preparare la tavola col servizio migliore per poi sedersi insieme ai propri cari e consumare una cena di Natale o Capodanno con i piatti della tradizione? Vi racconto una cosa: io per anni prima del 31 sono andata a comprarmi un pezzo (abito o accessorio) assolutamente folle, sbrilluccicante, d’oro e d’argento, per poter indossare qualcosa di nuovo e decisamente vistoso, fosse per una cena in baita in montagna o un Capodanno da festeggiare in un locale con gli amici. Cose che non avrei mai più rimesso in altre occasioni, alcune, lo ammetto, totalmente inutili. Oggi non lo faccio più, e non solo perché non si può viaggiare o ballare… Credo che se c’è qualcosa di positivo che il Covid ci ha insegnato è la capacità di apprezzare e sfruttare di più quello che abbiamo e di non fare spese senza senso. Comprare meno e comprare meglio, soprattutto scegliere in base alla qualità del tessuto, alla sostenibilità dei materiali, guardare e capire la sostanza non solo la forma. Intendiamoci, siamo donne e appassionate di moda, quindi l’acquisto d’impulso per gratificarci sarà sempre una gioia, ma sono convinta che questi tempi difficili ci spingano a cambiare atteggiamento verso il fast fashion e puntare sul valore dei capi. 

Sapete cos’è l’economia circolare? È un modello economico nel quale gli scarti e i rifiuti di produzione e consumi sono reintegrati nel ciclo produttivo per ridurre l’impatto sull’ambiente. È il contrario dell’economia lineare fondata sul tipico schema “estrarre, produrre, utilizzare e gettare”. Per fare in modo che ciò accada bisogna che le aziende per prime si convertano a questa logica economica ma anche che i consumatori sappiano riconoscere le materie difficili da riciclare come quelle sintetiche e vogliano scegliere quelle naturali. Noi di Crida lo abbiamo fatto da subito, ben prima del Covid e di tutto quello sul quale questa tragedia globale ci ha costretto a riflettere. 

Continuiamo a farlo convinte di essere sulla strada giusta, cercando di creare una moda che non sia solo bella e attraente ma anche etica, sostenibile, amica dell’ambiente. Continueremo a lavorare con le aziende del nostro territorio, ad aiutare il Cesvi, una ONG di Bergamo che tanto sta facendo per aiutare i più deboli, e le persone in difficoltà.  

E allora l’augurio per tutti, amiche e amici che ci seguite, è quello di poter cogliere di questo Natale l’aspetto più vero e profondo. L’amore per se stessi che non può prescindere dal bene per gli altri, per il pianeta in cui viviamo, per i valori importanti: la famiglia, gli amici, la solidarietà, la gentilezza, la gioia di donare, fosse anche solo un abbraccio o un sorriso. 

Noi ci crediamo e vogliamo condividere con voi la voglia di ripartire e di ricostruire, sulle macerie e sul dolore di questo maledetto 2020, un mondo che sia migliore. 

Cristina e Daniela, di Crida

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