Editoriale Ottobre

Quale potrebbe essere l’abito che meglio rappresenta il momento storico, non facile, che stiamo vivendo? La moda è sempre stata lo specchio dei cambiamenti sociali, dei conflitti generazionali, dell’emancipazione femminile e delle rivoluzioni. Da quel genio di Coco Chanel che alla fine della prima guerra mondiale lanciò controcorrente lo stile alla  garçonne, liberando le donne dalla schiavitù dell’abbigliamento costrittivo della Bella Epoque, a Elsa Schiaparelli, l’inventrice del rosa shocking e la prima a nobilitare il maglione come capo fashion, fino ad arrivare a Mary Quant e alla sua minigonna, al flower power degli anni 70, ma anche alla moda street e punk di Vivienne Westwood, il modo di vestire è sempre stato un segnale chiarissimo di ciò che stava avvenendo.
Negli anni 80 Giorgio Armani è stato il primo a capire che bisognava dare alle donne in carriera un abbigliamento da lavoro comodo ma femminile e per loro ha creato le giacche più belle del mondo. Valentino ha sublimato l’eleganza bon ton delle signore dell’alta società fino a quando negli anni 90 Dolce e Gabbana hanno recuperato la sensualità della donna mediterranea con tubini neri sinuosi, golfini e tacchi a spillo. Da lì in poi i grandi brand hanno sperimentato di tutto rifacendosi di volta in volta a richiami degli anni passati ma sempre raccontando una donna che ridisegnava il suo ruolo nella società anche a colpi di borse Prada, abiti da red carpet firmati Cavalli, o messaggi femministi scritti da Dior sulle t-shirt grazie alla sensibilità di una meravigliosa stilista italiana a capo della maison, Maria Grazia Chiuri

Ma adesso la moda deve per forza voltare di nuovo pagina e raccontare oltre al sogno anche le difficoltà che il mondo sta affrontando. La prima fashion week post pandemia ha rivoluzionato i canoni, le abitudini e i luoghi che circondavano da sempre questo ambiente. Ci ha fatto scoprire location insolite e meravigliose, nascoste nel cuore di Milano come giardini, vigne, strade e industrie diventate indispensabili per garantire il distanziamento e ammirare idee originali e fantasiose come fotografie, danze e sfilate di marionette. E sulle passerelle reali o digitali in streaming abbiamo scoperto un nuovo mondo più inclusivo e moderno, meno estremo nelle tendenze e più fruibile. Mi spiego meglio: molte sfilate presentavano insieme collezioni maschili e femminili, in passerella c’erano ragazze giovanissime e signore più mature, top model famosissime e supermagre e altre bellissime indossatrici decisamente curvy. Come a dimostrare che la nuova moda post covid non è più per pochi ma per tutti e necessariamente deve contenere pezzi che non siano impossibili da indossare per chi ha i capelli grigi o una taglia superiore alla 40. Ho visto le stesse giacche e bermuda su uomini e donne così come tessuti e capi che possono essere estivi o invernali. Una moda sempre più no season, no gender, no age. 

Quello che non ho visto invece è un trend forte che rivoluzioni lo stile di questa prossima stagione. E non mi dispiace. È come se i mesi terribili che abbiamo passato (e che purtroppo minacciano di tornare) avessero spazzato via insieme agli eventi alle feste alle discoteche, anche le stravaganze eccessive, le tendenze estreme che vivevano una stagione di gran furore e poi giacevano nell’armadio dimenticate. Non a caso il capo di abbigliamento più venduto in questo momento è la tuta, ma credo e spero che nessuna signora italiana di buon senso possa pensare di utilizzarlo per fare bella figura uscendo di casa. È allora riprendendo la domanda iniziale, lanciata in un bell’editoriale dal direttore di Io Donna Danda Santini, quale è il capo, il tessuto, la linea che meglio rappresenta lo spirito dei nostri tempi? 

Io credo sia l’abito di seta, realizzato in un tessuto naturale portabile d’estate e d’inverno, con la forma morbida che accarezza senza segnare. In tinta unita o piccole fantasie geometriche si può usare dalla mattina alla sera con stivali o sneakers per il giorno e tacchi per la sera, con un cappotto over sulle spalle o una giacca da rubare nell’armadio di lui. Io la vedo così la donna di oggi, femminile e mascolina, giovane e adulta, con un look confortevole ma elegante, classico ma contemporaneo, e soprattutto con un abito che rimarrà nell’armadio senza mai passare di moda.

Lo so, direte voi, tu porti acqua al tuo mulino visto che Crida fa abiti… e io vi rispondo di si, ma vi dico anche che l’idea di base del progetto che io la mia socia Daniela abbiamo pensato e sviluppato un anno e mezzo fa nasceva già allora con questa filosofia che oggi mi sembra la base da cui ripartire con tutta la creatività meravigliosa che questo mondo deve avere: smettiamo di consumare la moda cosìvelocemente e regaliamoci un vestito che duri nel tempo. Parola di due donne che sono proprio come voi. 

Cristina