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Editoriale Settembre

Sapete cosa vi dico? Io punto sulle donne. Speravamo tutti che l’estate avrebbe cancellato questo maledetto virus e che la nostra vita sarebbe tornata ad essere come prima. Errore. Molti sostenevano che la paura, unita alla consapevolezza del rischio che avevamo passato ci rendesse migliori. Sbagliavano anche loro. Siamo un po’ più digitali, molto più individualisti e decisamente confusi. Ora all’inizio di una nuova stagione economica, scolastica e sanitaria cruciale per le sorti del nostro paese ci ritroviamo in affanno, senza progetti definiti, senza sapere dove andranno a finire i soldi, tanti, promessi dall’Europa, insomma senza una luce in fondo al tunnel, se mai con una nuova oscurità che minaccia di avanzare e con tante domande senza risposte. 

Le donne, lo sappiamo bene, sono state quelle che hanno sostenuto sulle loro spalle il peso della quarantena, divise tra smart working, assistenza scolastica ai figli, gestione della casa e in molti casi anche consulenza psicologica alla famiglia, eppure ora sono quelle che pagano il prezzo più alto della crisi sociale: non solo sono state più cassaintegrate dei compagni ma molti dei settori in cui è più numerosa la loro presenza (arte, eventi e moda) sono ancora fermi.
In Italia lavora una donna su due, al sud una su tre, eppure i titoli di studio acquisiti ci dicono che le donne sono qualificate e ambiziose ma devono essere messe nelle condizioni di poter trovare lavoro e soprattutto di non dover scegliere (ancora !!!!) tra figli e carriera,  mentre il nostro paese diventa sempre più vecchio. 

Io punto sulle donne perché credo nel loro valore, nei sacrifici che sanno fare, nella capacità di fare mille cose contemporaneamente senza perdere concentrazione, ma un po’ più di investimenti, formazione, orientamenti e welfare per aiutarle oggi sarebbero preziosi più che mai perché ogni donna possa decidere di realizzarsi professionalmente  senza dover fare una scelta tra carriera e famiglia. O senza dover rinunciare ad un sogno imprenditoriale appena sbocciato. 

Noi di Crida siamo due donne, determinate e bergamasche, abbiamo investito nel nostro progetto dopo averci pensato a lungo, con consapevolezza e prudenza. Abbiamo subito, come tutte le aziende del settore moda, la batosta del lock down, la disdetta degli ordini, non abbiamo ricevuto nessun tipo di aiuto economico (perché in quanto start up non avevamo un bilancio passato con cui confrontare le perdite). Eppure ci presentiamo a settembre con un’altra collezione pronta per il mercato. Vogliamo pensare positivo, vogliamo essere ottimiste e concrete. Non saremo le uniche donne a stringere i denti e andare avanti chiedendo prestiti alle banche, ce ne sono altre che gestiscono società  ben più importanti della nostra, con tanti dipendenti e molte responsabilità in più, ma noi, nel nostro piccolo, vogliamo dimostrare che non bisogna arrendersi e che, se questa benedetta ripresa arriverà, sarà anche merito delle donne che non hanno avuto paura di rischiare, magari non dormendoci la notte. 

Sono tante le incognite che pesano su questo mese di settembre e sulle spalle delle donne: riguardano la ripresa delle scuole, il lavoro in ufficio, le imprese. Un mese che di solito per noi che amiamo la moda è un periodo magico e pieno di attese. Quello in cui si mettono via i vestiti estivi e si iniziano a guardare le tendenze dell’autunno e c’è voglia di andare nei negozi a curiosare e a trovare quel pezzo che ci terrà compagnia tutto l’autunno inverno e che ci farà sentire belle e speciali quando lo indossiamo. Questo è l’obiettivo della nuova collezione invernale Crida che abbiamo creato: proporre abiti facili ma chic, da indossare dalla mattina alla sera. Oltre ai nostri classici carry over, dall’esperienza del lock down sono nati  i modelli Bergamo e Brescia, che rispecchiano lo stile di queste  bellissime città, e due nuovi abiti da sera lunghi, come il Firenze in chiffon fantasia e il Sorrento smanicato, con il collo a corolla finito dal cinturino di velluto. Crediamo che questo inverno le donne avranno voglia di cose nuove ma non folli, di uno stile cool e contemporaneo, ma anche di qualità ed eleganza che non si consumino in una stagione. Con questa idea abbiamo creato tre modelli di abiti in cachemire e un capospalla veramente magnifico, il modello Vicenza: un cappotto di puro cachemire blu navy o nero, forma over, profondi spacchi laterali, estremamente attuale, perfetto per il giorno e la sera. Ogni capo ha sempre il nome di una località italiana. È la nostra firma e il nostro impegno per sostenere, ora ancora di più, il made in Italy e l’economia del paese. 

Noi ce l’abbiamo messa tutta per presentarci all’appuntamento della nuova stagione con un prodotto che ci somiglia, italiano, sostenibile, di classe, unico come solo il nostro stile sa essere. 

Io e Daniela puntiamo sul coraggio femminile e sulla moda. E facciamo un enorme in bocca al lupo a tutte le altre donne italiane che si preparano a ripartire, come noi: con un pizzico di paura e con tanto ottimismo. 

Cristina